ERITREA
dal 2004 al 2019
Nel 2004, su invito di suor Elfhehesh Fessaha delle Suore Orsoline di Gandino (BG), il Gruppo Africa è stato coinvolto nella realizzazione di un centro a Tsorona, nel sud-ovest dell’Asmara. Il progetto comprendeva la costruzione di un acquedotto con vasca di accumulo, un asilo per 350 bambini e una piccola clinica per maternità e pediatria.
Prima dello scoppio della guerra nel 1998, Tsorona godeva di una situazione favorevole, soprattutto dal punto di vista commerciale, grazie alla sua posizione strategica a ridosso del confine tra Eritrea ed Etiopia. Proprio questa collocazione, però, ha reso la città teatro di violenti combattimenti che hanno distrutto gran parte delle infrastrutture. La successiva chiusura del confine ha bloccato completamente lo sviluppo economico e commerciale dell’area. Ancora oggi quasi nessuno dispone di un lavoro stabile e una parte significativa della popolazione vive sotto le tende.
Le Suore Orsoline sono state chiamate dal vescovo a svolgere una missione educativo-assistenziale in questa zona, ma la mancanza di strutture e risorse economiche ne limitava fortemente l’azione. Per questo, negli anni successivi, il lavoro dei volontari si è concentrato nel rendere la vita di questo popolo, duramente provato ma sempre pronto a rimboccarsi le maniche, il più dignitosa possibile.
Dopo un’attenta ricerca dell’acqua, bene essenziale e primario, i volontari hanno realizzato una cisterna in cemento armato da 100 m³ per l’accumulo dell’acqua, collegata a un acquedotto di circa 2 km.
Negli anni successivi, il Gruppo Africa Val di Scalve si è impegnato nella ricerca di materiali e nella preparazione di container regolarmente spediti in Eritrea. Essi contenevano tutto il necessario per la realizzazione delle opere programmate: ferro per le cisterne, una pompa a motore per il sollevamento dell’acqua, un camioncino per il trasporto dei materiali, pannelli solari, materiale per gli impianti elettrici, infissi per porte e finestre, rete metallica per la recinzione degli orti e l’arredamento della clinica. In totale sono stati spediti in Eritrea 16 container e un autoveicolo.
La clinica ha iniziato a operare con una buona partecipazione da parte della popolazione, così come la scuola materna, che ha visto fin da subito la presenza di numerosi bambini. Sono state inoltre realizzate la casa delle Suore con l’annessa chiesetta, una cisterna interrata per la raccolta dell’acqua piovana e, grazie all’installazione di pannelli fotovoltaici sulla pompa, una fontana pubblica per la distribuzione dell’acqua alla popolazione, evitando così lunghi e faticosi spostamenti per reperire acqua stagnante.
Parallelamente è stato avviato un progetto di riforestazione dell’area e una collaborazione con una cooperativa agricola femminile.



Nel 2010 i volontari hanno realizzato anche un pozzo ad Asmara, presso il Villaggio Paradiso gestito da suor Giusta Sorlini, originaria di Angolo Terme (BS). Negli anni successivi è stato costruito un acquedotto e cinque fontane per la distribuzione dell’acqua ad Ametzi, un piccolo villaggio poco distante dalla capitale, dove le Suore hanno una casa con un piccolo centro di promozione della donna con una ventina di macchine da cucire. La casa funge da centro della comunità cristiana locale. Inoltre, i gruppi di volontari hanno sempre contribuito alla manutenzione delle abitazioni di Ametzi e Asmara, uniche zone accessibili a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte dal governo eritreo.



Nel 2019, prima della pandemia da Covid-19 e in seguito alla tregua, un ultimo gruppo di volontari è riuscito a raggiungere l’Eritrea. L’obiettivo era arrivare ad Hashera per collaborare alla sistemazione dell’ospedale esistente e valutare il finanziamento di una nuova area da dedicare a centro analisi, appena avviata. Il gruppo riuscì a visitare Hashera, visionare il progetto di ampliamento e contribuire alla ristrutturazione dei bagni dell’ospedale, struttura fondamentale per le visite mediche e come punto nascite per le comunità locali.
I volontari riuscirono anche a tornare a Tsorona per verificare lo stato della missione e valutare gli interventi di manutenzione necessari. In particolare, le forti piogge della stagione fredda avevano causato l’erosione di alcune parti dei pozzi, mettendone a rischio il funzionamento.
Purtroppo, poco dopo il rientro dei volontari, il governo eritreo emanò una legge che stabiliva la nazionalizzazione di tutte le strutture private, comprese scuole, ospedali e asili, ponendole sotto il controllo statale. Di conseguenza, gli istituti religiosi che le gestivano — spesso offrendo servizi completamente gratuiti alla comunità — furono costretti a ritirarsi.
Nel giro di pochi mesi, molte strutture si trovarono in stato di abbandono e prive dei servizi essenziali precedentemente garantiti. Alcune vennero chiuse, pur rimanendo di proprietà dello Stato; altre continuano ancora oggi a operare con grandi difficoltà, tra carenze e disservizi. Le Suore continuano a gestire almeno i centri di promozione della donna, insegnando loro a cucire, e nel caso di Tsorona anche a tessere.
Questo evento ha di fatto bloccato tutti i progetti del Gruppo Africa in Eritrea, limitandone l’azione all’invio di fusti contenenti beni alimentari, medicinali e vestiti, per far fronte alla grave carestia che il Paese sta attraversando.








































































