PAPUA NUOVA GUINEA
dal 2009 al 2017
Durante uno dei suoi soggiorni a Vilminore di Scalve, il vescovo Francesco Panfilo, originario proprio della Val di Scalve e a quel tempo vescovo di Alotau in Papua Nuova Guinea, ha invitato i volontari del Gruppo Africa a realizzare un acquedotto in una delle numerose isole della sua diocesi. La Papua Nuova Guinea è una realtà complessa e fragile, segnata da profonde difficoltà strutturali.
La mancanza di strade e di mezzi di trasporto, la carenza di strutture educative e sanitarie e l’assenza delle più elementari basi di igiene rappresentano gravi ostacoli allo sviluppo del Paese. Il 40% della popolazione ha meno di 14 anni: l’educazione costituisce quindi un fattore decisivo per la crescita, ma scuole e insegnanti sono insufficienti. L’emergenza sanitaria è altrettanto preoccupante: l’aspettativa di vita si ferma a 54 anni, la più bassa dell’Oceania; la mortalità infantile è pari a 73% e quella sotto i cinque anni raggiunge il 85%; la mortalità materna è la più alta dell’area; la spesa sanitaria rappresenta solo il 2,3% del PIL, con una spesa pro capite di 27 dollari; si contano appena 7 medici ogni 100.000 abitanti; inoltre il Paese occupa il quarto posto nell’area Asia-Pacifico per incidenza dell’HIV/AIDS. In questo contesto, il 70% della popolazione non dispone di acqua potabile: la contaminazione dell’acqua è una delle principali cause di malattie, infezioni e dell’elevata mortalità.


Nel corso del 2010 il Gruppo Africa Val di Scalve, si fa carico dell’intero progetto. Grazie anche alla collaborazione del Gruppo Amici della Scuola Apostolica di Albino e al sostegno di numerosi sponsor, sono stati spediti cinque container con tutto il materiale necessario. Nei mesi di settembre e ottobre sono state realizzate le principali infrastrutture: presa d’acqua, vasca di carico, vasca di accumulo, scavo della condotta principale, saldatura e posa delle tubazioni dalla sorgente fino a Watuluma.
Oltre ogni previsione, il progetto è stato completato entro il mese di dicembre. L’intervento ha compreso la realizzazione di una presa d’acqua con vasca da 2 m³, una vasca di carico da 2 m³, una vasca di accumulo da 80 m³, la saldatura e posa di 13.960 metri di tubazioni (rispetto ai 13.000 previsti) e la costruzione di 27 fontanelle.



Nel corso del 2010 il Gruppo Africa Val di Scalve, si fa carico dell’intero progetto. Grazie anche alla collaborazione del Gruppo Amici della Scuola Apostolica di Albino e al sostegno di numerosi sponsor, sono stati spediti cinque container con tutto il materiale necessario. Nei mesi di settembre e ottobre sono state realizzate le principali infrastrutture: presa d’acqua, vasca di carico, vasca di accumulo, scavo della condotta principale, saldatura e posa delle tubazioni dalla sorgente fino a Watuluma.
Oltre ogni previsione, il progetto è stato completato entro il mese di dicembre. L’intervento ha compreso la realizzazione di una presa d’acqua con vasca da 2 m³, una vasca di carico da 2 m³, una vasca di accumulo da 80 m³, la saldatura e posa di 13.960 metri di tubazioni (rispetto ai 13.000 previsti) e la costruzione di 27 fontanelle.



Nei mesi di settembre e ottobre 2011 un nuovo gruppo di volontari è tornato in Papua Nuova Guinea per realizzare un secondo acquedotto a Ulutuya, sempre sull’isola di Goodenough. Anche in questo caso è stato costruito un acquedotto di circa 14 chilometri, con vasca di carico e di accumulo, la saldatura e posa di 15.623 metri di tubazioni e la realizzazione di 47 fontane lungo il percorso, garantendo l’accesso all’acqua potabile a circa 3.000 persone. Contestualmente veniva realizzato un terzo acquedotto a Bidole, lungo circa due chilometri, che coinvolgeva 5 villaggi per un totale di 500 persone.
Grazie a questi interventi è stato possibile portare acqua potabile a oltre 5.000 persone che prima non ne disponevano. Un primo e significativo riscontro positivo si è avuto proprio a Watuluma: prima della realizzazione dell’acquedotto, durante la stagione secca, l’ospedale era costantemente affollato di pazienti affetti da infezioni intestinali, diarrea e altre patologie causate dall’uso di acqua contaminata. Dopo l’entrata in funzione dell’acquedotto, le file si sono drasticamente ridotte e il personale sanitario ha riscontrato un netto miglioramento delle condizioni di salute della popolazione, segno concreto di come l’accesso all’acqua potabile rappresenti uno strumento fondamentale di sviluppo e di tutela della vita.
Anche sull’isola di Ferguson, il gruppo Africa, su invito del provinciale del Pime Padre John Berchman, è stato chiamato per la realizzazione di un altro acquedotto di circa 7 chilometri; qui il gruppo si occupa della progettazione, della fornitura del materiale e della realizzazione di opere critiche come presa e vasca di raccolta, menter la rete idrica è stata realizzata interamente dalla manodopera locale.
Nell’ottobre 2017, nove volontar, su invito di Mons. Francesco Panfilo, arcivescovo di Rabaul, sono partiti per dare avvio al progetto “Villaggio Papa Giovanni XXIII”. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di costruire a Kokopo, sull’isola di New Britain, casette in muratura destinate alle famiglie più povere e ai senza tetto.



Il progetto si proponeva di offrire un’alternativa concreta alle capanne fatiscenti in cui molte persone vivevano, prive di condizioni igienico-sanitarie adeguate ed esposte a situazioni di forte degrado. L’intento era quello di aiutare la popolazione locale a realizzare abitazioni semplici ma dignitose, dotate di acqua corrente, servizi igienici ed energia elettrica tramite pannelli solari. Le prime costruzioni avrebbero dovuto fungere da modello, così da permettere agli abitanti di proseguire poi in autonomia con le successive edificazioni.
Durante i due mesi di permanenza nel 2017, i volontari hanno costruito tre casette e affiancato la comunità locale nella realizzazione della quarta, prima di rientrare in Italia.
Il 17 novembre 2017, con la consegna della prima abitazione realizzata dai volontari, il vescovo Panfilo ha benedetto ufficialmente il progetto, dando avvio alle “Case per i Poveri – Villaggio Giovanni XXIII”.
Considerati gli elevati costi dei materiali reperibili in Australia e la loro qualità spesso inferiore rispetto a quelli disponibili in Italia, il Gruppo Africa ha deciso non solo di sostenere la costruzione delle prime dieci abitazioni, ma anche di continuare a fornire quanto necessario per portare avanti il progetto. Nel 2018 sono state spedite 28 tonnellate di materiali per la costruzione di altre dieci casette; nel 2019 è stato inviato un ulteriore container di 12 metri con nuove forniture.
Oggi, a distanza di alcuni anni, e nonostante le difficoltà causate dalla pandemia di Covid-19 che ha impedito l’invio di ulteriori materiali in questi anni, il Villaggio Papa Giovanni XXIII conta oltre 35 casette, tutte costruite dalla popolazione locale. Alcune di esse sono state dedicate, con una targa commemorativa, ai benefattori e ai sostenitori del Gruppo Africa scomparsi nel tempo





































